UNA FORMA DI RESISTENZA COME TANTE ALTRE

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venerdì 21 maggio 2010

ma vuoi mettere risorgere?

le case dei nostri genitori si allontanano
le rivediamo in certe vecchie fotografie e ci chiediamo quando è successo che hanno perso tanto colore
che non ci sono mai sembrate tanto vivaci
l’ invecchiamento per tutto e tutti è cosa tanto inevitabile quanto impercettibile
giornate in cui aspettiamo soltanto la fine
giornate in cui cerchiamo soltanto il fine
quello che ci vuole è un appartamento più grande per contenere tutto questo amore
due cuori obesi
e le mie guance come cuscini quando ti addormenti
dopo l’ inverno più lungo del secolo  è giunta l’ ora di librarsi
superiamo gli ottomila metri di quota in volo per raggiungere il sereno
per raggiungerci
sereni
ogni tanto si può anche dire che stiamo bene
ogni tanto si può anche scrivere che stiamo bene
senza vergognarci degli esami sanguigni
diabete nei sentimenti
essere troppo stupidi per tutte le volte che siamo stati troppo scontenti
come quando fuori piove e le nostre migrazioni infinite non superano i cinquanta centimetri
i motori immobili
per portarti nella capitale tu che sei il mio capitale
e il reale così nudo da abbracciare
incomprensibile quanto i fiorai di roma che la notte non chiudono mai      
così la mattina ci troviamo ad addomesticare caffettiere
i segreti delle nonne per un gusto migliore che non scopriremo mai
la fortuna è solo il residuo dell’ intento
ma è già stato inventato tutto e noi dobbiamo davvero fare una fatica disumana per stupirci
ascoltando carmelo bene
lavoreremo senza un capo per essere un capolavoro
come la bellezza contro le mafie
dopo stragi come quelle di capaci e d’ amelio trovatecene altri capaci di meglio
qualcuno aiuti noi che siamo gli scarti
ci costringeranno a credere nel passato
oggi che siamo solo gioventù precotta
quella bruciata la piangiamo
intendo gli invisibili nati nella seconda metà degli anni cinquanta
tondelli pazienza rockstar finite prima definendo un’ iperbole
a noi non resta altro che linkarci i beatles di revolver
si dice che paul mc cartney sia morto già nel sessantasei quindi sostituito da un sosia ex poliziotto
a tutto questo ci crediamo
l’ unico che finge di essere vivo quando tutti vogliono spacciarsi per morti
un controsenso come noi
che ti stuferai di stare così bene con me troppo bene con me e mi abbandonerai un giorno
perché ti mancherà quel soffrire un po’ nella costante malinconia di un cielo variabile
allora ti lascerò tutte le settimane per tenerti sempre con me.

mercoledì 5 maggio 2010

reading @circolo malacarne Verona

oggi 5 maggio mi trovate ore 19 al circolo malacarne verona.


reading di presentazione dell' antologia, in cui è presente anche un mio racconto, CRONAHCE DAGLI ANNI ZERO.


www.malacarne.it



mercoledì 24 marzo 2010

a cosa servono le lacrime se non a pulire il volto dei vostri errori?

ogni tanto penso che si dovrebbe anche dormire
più spesso mi capita di pensare che si dovrebbe anche vivere
così finisco per non dormire
quando tu ti svegli alle sei
per preservare il tuo ordine gigante
io a mezzogiorno
per alimentare il mio disordine ingombrante
ma entrambi dispersivi da fare invidia allo stato liquido e un po’ anche a quello gassoso
grazie a dio con la musica sopprimiamo il tempo
tornando a morderci le braccia per farci gli orologi che vogliamo
telefonami come si fa nei film
mentre sorprendentemente ho rispettato le scadenze
merito del caffè che esonda dalle nostre palpebre
colpa di questa casa che non ospita mai il sole
ora mi sento una persona per bene
per qualche giorno
voglio morire
di vecchiaia
è una sensazione così strana dopo settimane di inadeguatezza e paraurti
lo sapeva bene adriano meis
sopravvivere al proprio funerale non è da tutti
così si spiegano tutti i nostri terremoti interiori quotidiani
e quella voglia stronza di romperci addosso tutto ciò che va per il meglio
solo per il gusto di rimettere assieme i cocci
sdraiati sul divano che non abbiamo
deridendolo
questo amore empirico
abbracciandolo
questo amore contundente
forti della nostra infinita unità nella varietà
e l’ atteggiamento un po’ blasè delle rockstar che sempre più ci assomigliano
noi che non possiamo restare indifferenti
di fronte alla sensibilità e all’ impegno pluridecennale
dei bagni degli autogrill
nell’ affrontare l’ annoso problema dell’ aids
molto più del santo padre
cazzo
noi che rifiliamo sberle ai porci
il carcere duro per alcuni
la vita fuori un po’ più dura per altri
ma se avessi tempo
oh se avessi tempo
ti porterei in vacanza una settimana intera
al centro commerciale
sezionarlo per contare i cerchi e conoscerne l’ età
e accorgerci che sono gli extracomunitari i più sensibili i più affezionati i più riconoscenti
quando i nostri genitori ci auguravano la mediocrità
dimmi quanto si poteva credere nel futuro
io guido ancora la panda rossa di mia madre
con il terrore di riconoscermi in camere separate
l’ italia tornerà tutta in campagna
senza riflettere sull’ importanza di conoscere le lingue durante la seconda guerra mondiale
per sopravvivere in territorio nemico
esattamente come noi che cerchiamo di capirci a vicenda
ti invado l’ asciugamano con tre carro armati e un cd masterizzato
con tutte quelle canzoni che eravamo convinti di essere stati noi a scoprire per primi
l’ ingenuità del punk
e il darsi tutto senza una data di scadenza
aggrapparsi l’ uno all’ altra con tutta quella veemenza
sfondare porte mai progettate
stringersi da farci cianotici mentre tuona vic chesnut
che mi hai cambiato come i colori con la tv nel millenovecentosettantasette
e ora ci scusiamo per l’ interruzione a causa di qualche problema tecnico
per tutte le scenate
che questa città è troppo piccola
che nulla è più complicato della sincerità
che tanto tu non mi crederai mai più
come si fa con i pentìti
noi stupìti
dal fatto che le vittime della camorra iniziano nel milleottocentosessanta
mille
ottocento
sessanta
mentre capiamo che si è unita prima la mafia del regno d’ italia
mentre capiamo che si è unita  prima la mafia della repubblica
mentre capiamo che si è unita  prima la mafia di noi
ci passa un pò quella voglia di volersi
bene
chiedi a giovanni corrao quanto siamo in ritardo
siamo arrivati a strage finita
chiedi ad enzo palmesano se ha una vita di scorta
siamo tra gli insabbiati
per colpa dei troppi nu’ sacciu
diranno che ci siamo suicidati
i preti non ci faranno nemmeno il funerale
i giornalisti scriveranno del colore dei nostri calzini
schiavi
di uno stato che ci guida in stato di ebrezza
qui al sud non è un peccato uccidere ma opporsi
e adesso ridi amore mio
ancora una volta
che il revisionismo insiste alle nostre spalle
e domani scriveranno che piangevi
ma per fortuna l’ uomo libero ricorda
una voce nel vento
chiedi a mauro rostagno se questa lotta continua.


venerdì 12 febbraio 2010

sono un ragazzo distratto e tu ti prendi gioco di me (i nostri problemi e quello dell' omosessualità in medioriente)

dov’ eravamo rimasti?
esausti
vestìti dalla testa ai piedi in camere da letto spoglie
il freddo più del tempo limita le voglie
imitare chiunque pur di farti ridere
pur di non essere me stesso
mentre mi dici che preferisci il sesso fatto bene al bene fatto spesso
non ricordiamo più da quando il tempo passa così velocemente
tanto che sembri entrare in guerra con il tuo ciclo mestruale una volta a settimana
tranquillizzàti dai tuoi ormoni assassini al posto nostro
le pillole del giorno prima del giorno odierno del giorno dopo
ma gli infanticidi avvengono più in casa che in utero
perdere madri e restare soli
come cuccioli di iena meno fortunati dei cuccioli di tigre
che orfani vengono allevati dalle altre femmine adulte del branco
per noi non c’ è nessuno
per noi sempre insieme come il tigri e l’ eufrate
congelarsi in estate e prosciugarsi in inverno
così malati da avere fiducia praticamente in tutto
che c’è tanto oro nelle bocche delle badanti moldave da costruirci un satellite
da farti toccare il cielo con un dito anche con due mani
forse camminarci addirittura sopra
poi precipitare con eleganza sotto l’ invisibile peso della mia vertigine
come la notte in cui guardandomi mi hai detto che ero un sogno
infatti la mattina seguente da poco sveglia già ti eri scordata di me
non ricordi nemmeno che dovevamo fare ordine nella nostra vita
invece hanno dato in affidamento anche le nostre stanze
e adesso
se solo potessimo volare all’ indietro come i colibrì
è questo l' unico pensiero che abbiamo oggi
dopo che ci hanno obbligati
con la forza
a bere litri di acqua e lassativo
dopo che i nostri canali rettali sono stati occlusi
con il mastice
mentre ci costringevano a confessare i nomi dei nostri amanti
deviati urlavano loro
dopo che ci hanno ritrovati
sul ciglio della strada
noi oggi facciamo esattamento questo cazzo di pensiero
tornare al punto di partenza
dopo che siamo morti
e noi volevamo solo amare
barba contro barba
in iraq.

venerdì 29 gennaio 2010


a quanto pare uno dei miei ristretti e depressi racconti è finito in un libro per la precisione nell' antologia di giovani scrittori CRONACHE DAGLI ANNI ZERO per giulio perrone editore e potete trovarlo e ordinarlo a questo link http://perronelab.it/node/281 altrimenti da marzo noi autori vari gireremo l' italia in compagnia dei due promotori del progetto enos rota e raffaele mozzillo per cose che assomigliano a conferenze e reading in bar librerie circoli di ogni genere e potrete comprarlo là io terrò aggiornati i pochi presenti quando saprò qualcosa di più ma non credo.

grazie.

lunedì 4 gennaio 2010

non mi tornano i conti perché sei il mio valore aggiunto (botte cerebrali di capodanno)

vedersi con il contagocce come fossimo una medicina

anche se poi muoriamo

allevando tumori

alleviando timori

siamo i più intelligenti animali domestici

ma in volo dal secondo piano non sopravviviamo

voglio andare a vivere in zona industriale dove i rifiuti li posso gettare nel giardino del vicino

che è la autodemolizioni più grande della regione

che è la gelosia più grande della ragione

come il mare che ti ho portato in pianura

dici che l’ amore è semplicemente fidarsi

dico che l’ amore è difficilmente fidarsi

dici che sono solo problemi miei

il confondere l’ amore con la vita

dico che abbiamo tempo

il sole non ci darà problemi per almeno un miliardo di anni

e adesso spogliati

di ciò che ti mette ansia e anche di qualche vestito non mi farebbe schifo

ho dentro più ricordi che se avessi mille anni

proiettiamoli in soggiorno questa sera

guardiamoli da lontano

come la mostra di hopper a milano

speravamo di vedere i nottambuli

in ognuno di noi

e la fine dignitosa di che guevara ci ricorda un personaggio di jack london

poi il libro di poesie di cortazar che mi hai regalato

in lingua originale

dovresti esserci tu prima di addormentarmi

lo leggo e non ci capisco nulla

un po’ come amare soltanto di pancia

rimandarsi a settembre e poi andare a lavorare

è il quarto comandamento il nostro inverno contento

cercando con forza il licenziamento per preservare quello che ci resta della libertà

di scegliere quando non vederci

di scegliere quando salvare il mondo noi che non sappiamo nemmeno prepararci il pranzo

salto un turno

mentre tu avanzi di uno sulla casella di questo gioco in scatola che è il diventare grandi

che sei sempre in treno

mi sfuggi tra i binari

buttarsi sotto per rallentarti

che sei sempre in macchina

ti nascondi negli autogrill

comprare tutte le strade per portarti a me

gli automobilisti accaldati senza storia sono ancora in colonna da ferragosto

con i vigili urbani congelati

i pronto soccorso addobbati

sono rimasti solo i vendirose a dirigere il traffico ai semafori

la nostra città è una serie infinita di serrande

non è colpa solo del lunedì

è colpa di chi fa l’ amore

per dimenticarti

in diciannove giorni e cinquecento notti

impossibile

tirare sassate alla luna

per modellare le nostre serate

in cui abbiamo scoperto che anche dio canta e incide dischi

si fa chiamare bon iver

gli ho urlato che non basterebbe il petrolio di tutte le russie

per risarcire

ventimila persone in cecenia che in questo momento cercano

un figlio una sorella un padre uno zio una nonna un fratello un cugino un cognato una madre

loro stessi

seminare resistenza

nei bar degli ospedali senza sedie e tavolini

che custodiscono le storie più struggenti

molto peggio della nostra

perché poi muoiono

non basterebbe l’ oro di tutte le californie

per comprarti

tu che sei la mia luce potabile

tu che sei il mio bunker emozionale

ora che ci bombardano mia cara

tremiamo come il giappone

con il nostro romanticismo d’ asporto

come quando senza te era tutto una perdita di tempo

che ci ripetevano non saremmo sopravvissuti

perché siamo casi difficili

perché qui si gela più dentro che fuori

perché siamo gli ultimi come sergio de caprio

fondamentalmente siamo tutti figli del sud

di chi si tonificava nelle ridenti miniere del belgio

fondamentalmente non siamo altro che nipoti del sessantotto

di chi si gustava quel particolare aroma a roma

ma riusciamo ancora a capire quanto siamo nella merda

ora che anche battiato è incazzato

tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili

ora che siamo grumi di vermi che insistono sul cadavere della seconda repubblica

scarti alla riscossa

con il dilemma sulla difficoltà di avere un padre o piuttosto esserlo

prima che il signore ordinasse ad abramo di ammazzare suo figlio proprio là

sulla statale sessantuno

oggi è tempo che la gioventù si sfoghi

cantiamo le parolacce in autostrada

scambiamo gli auguri di natale con il casellante di verona nord

viviamo con le pozzanghere di polvere in casa

riflettiamo con i microchip nel cervello e i pensieri sparsi sui pavimenti in rigoroso disordine

così io e te

e le battute di caccia nei supermercati

disinfettarci le ferite con un barile di gasolio in ribasso

operarci ai sentimenti in mare aperto

piangere non è poi così facile

ma parlare con gli occhi umidi forse è il solo modo che abbiamo di comunicare

e noi due mi ricordo che siamo stati anche felici

adesso invece non impietosisce più nessuno la nostra situazione di abbandonati

di abbandonati dalle cose dal mondo da noi stessi

stare soli sotto il sole a dimostrare che siamo senza ali

e che ancora non abbiamo trovato nulla che ci protegga dall’ amore.


martedì 1 dicembre 2009

ci hanno fermati in novantatre ci hanno rilasciati in novantadue

milano è l uomo grigio

ci spaventiamo davanti ai suoi cantieri

ci intratteniamo con i suoi vecchi che hanno tutte le risposte

ci rifugiamo nei suoi alberghi che sembrano uffici

una camera doppia per favore

che chiamarla matrimoniale ci sembra troppo avventato

che accarezzandoci abbiamo svegliato il vicinato

le prime sigarette del mattino battono in testa che mi sembra di svenire

e le nostre vene artistiche ostruite

subappaltate

pensiamo intensamente alla tesi del surriscaldamento globale per sentirci meno congelati ma non funziona granchè

mentre cerco di convincerti che la più valida alternativa al vivere non è morire ma dormire

questa settimana ho fatto le analisi del sangue

avevo il narcisismo a mille

e adesso ti lascio

i lividi

lontano chilometri da quando ci accoppiavamo per otto ore con pause di quindici minuti come i leoni

in quei quindici minuti facevamo l’ amore

poi tornavamo a graffiarci

i nostri nomi un po’ dappertutto

non possiamo fare a meno di ammettere che più che anni luce i nostri sono stati anni bui

a consolarci solo un certo benessere all’ altezza del cuore

incasinatissimo ma ben arredato con tutti i confort necessari

per respirare meglio a qualche metro sopra gli altri

e gli avvisi dei missili nemici in arrivo

via sms sui nostri cellulari

sui nostri arti

per limitarci

e le forze dell’ ordine

sì ma quale ordine?

noi che non abbiamo difese oggi teniamo in aria le mani

ci limitiamo ad accusare forse più nel senso passivo che attivo del termine

delegittimazione della verità revisione della realtà

cambiando l’ ordine degli addendi il risultato non cambia

revisione della verità delegittimazione della realtà

ci è stato insegnato

apri gli occhi

che le nostre sveglie sulla sfiducia ormai non suonano più

costretti a guardaci le spalle siamo finiti per non riconoscerci

così stretti da perdere l’ identità e i relativi suoi spazi

cadere a terra e non rialzarsi più che stiamo tanto bene dove stiamo

la notte dei manganelli e la cronaca di guadagnucci

con le nostre colonne epistolari spezzate

ci vogliono analfabeti ma tu non ascoltarli

io voglio te

può bastare

la sublime pazzia della rivolta e le ambulanze che non arrivano mai

se solo sbadigliare fosse un gesto d’ amore quanto facile sarebbe essere ricambiati questa sera

invece chiudi gli occhi

come cuscino santi termosifoni che non contengono acqua ma accolgono sangue

perché tremi in questo luglio?

forse è per via della tua narcolessia che ti sembra tutto un sogno

succederà che rideranno

succederà che urleranno

quando loro arriveranno tu mandali da me

perdo io per entrambi

per dio e per entrambi

perderò

che il disordine è una forma strettamente personale di stupore

per ora noi lo chiameremo stabilità

per ora noi lo chiameremo stabilità

per ora noi lo chiameremo stabilità

quando ti chiederanno che scuola hai fatto tu rispondi sempre

le diaz.


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