UNA FORMA DI RESISTENZA COME TANTE ALTRE
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venerdì 21 maggio 2010
ma vuoi mettere risorgere?
mercoledì 5 maggio 2010
reading @circolo malacarne Verona
reading di presentazione dell' antologia, in cui è presente anche un mio racconto, CRONAHCE DAGLI ANNI ZERO.
www.malacarne.it
mercoledì 24 marzo 2010
a cosa servono le lacrime se non a pulire il volto dei vostri errori?
venerdì 12 febbraio 2010
sono un ragazzo distratto e tu ti prendi gioco di me (i nostri problemi e quello dell' omosessualità in medioriente)
esausti
vestìti dalla testa ai piedi in camere da letto spoglie
il freddo più del tempo limita le voglie
imitare chiunque pur di farti ridere
pur di non essere me stesso
mentre mi dici che preferisci il sesso fatto bene al bene fatto spesso
non ricordiamo più da quando il tempo passa così velocemente
tanto che sembri entrare in guerra con il tuo ciclo mestruale una volta a settimana
tranquillizzàti dai tuoi ormoni assassini al posto nostro
le pillole del giorno prima del giorno odierno del giorno dopo
ma gli infanticidi avvengono più in casa che in utero
perdere madri e restare soli
come cuccioli di iena meno fortunati dei cuccioli di tigre
che orfani vengono allevati dalle altre femmine adulte del branco
per noi non c’ è nessuno
per noi sempre insieme come il tigri e l’ eufrate
congelarsi in estate e prosciugarsi in inverno
così malati da avere fiducia praticamente in tutto
che c’è tanto oro nelle bocche delle badanti moldave da costruirci un satellite
da farti toccare il cielo con un dito anche con due mani
forse camminarci addirittura sopra
poi precipitare con eleganza sotto l’ invisibile peso della mia vertigine
come la notte in cui guardandomi mi hai detto che ero un sogno
infatti la mattina seguente da poco sveglia già ti eri scordata di me
non ricordi nemmeno che dovevamo fare ordine nella nostra vita
invece hanno dato in affidamento anche le nostre stanze
e adesso
se solo potessimo volare all’ indietro come i colibrì
è questo l' unico pensiero che abbiamo oggi
dopo che ci hanno obbligati
con la forza
a bere litri di acqua e lassativo
dopo che i nostri canali rettali sono stati occlusi
con il mastice
mentre ci costringevano a confessare i nomi dei nostri amanti
deviati urlavano loro
dopo che ci hanno ritrovati
sul ciglio della strada
noi oggi facciamo esattamento questo cazzo di pensiero
tornare al punto di partenza
dopo che siamo morti
e noi volevamo solo amare
barba contro barba
in iraq.
venerdì 29 gennaio 2010

lunedì 4 gennaio 2010
non mi tornano i conti perché sei il mio valore aggiunto (botte cerebrali di capodanno)
vedersi con il contagocce come fossimo una medicina
anche se poi muoriamo
allevando tumori
alleviando timori
siamo i più intelligenti animali domestici
ma in volo dal secondo piano non sopravviviamo
voglio andare a vivere in zona industriale dove i rifiuti li posso gettare nel giardino del vicino
che è la autodemolizioni più grande della regione
che è la gelosia più grande della ragione
come il mare che ti ho portato in pianura
dici che l’ amore è semplicemente fidarsi
dico che l’ amore è difficilmente fidarsi
dici che sono solo problemi miei
il confondere l’ amore con la vita
dico che abbiamo tempo
il sole non ci darà problemi per almeno un miliardo di anni
e adesso spogliati
di ciò che ti mette ansia e anche di qualche vestito non mi farebbe schifo
ho dentro più ricordi che se avessi mille anni
proiettiamoli in soggiorno questa sera
guardiamoli da lontano
come la mostra di hopper a milano
speravamo di vedere i nottambuli
in ognuno di noi
e la fine dignitosa di che guevara ci ricorda un personaggio di jack london
poi il libro di poesie di cortazar che mi hai regalato
in lingua originale
dovresti esserci tu prima di addormentarmi
lo leggo e non ci capisco nulla
un po’ come amare soltanto di pancia
rimandarsi a settembre e poi andare a lavorare
è il quarto comandamento il nostro inverno contento
cercando con forza il licenziamento per preservare quello che ci resta della libertà
di scegliere quando non vederci
di scegliere quando salvare il mondo noi che non sappiamo nemmeno prepararci il pranzo
salto un turno
mentre tu avanzi di uno sulla casella di questo gioco in scatola che è il diventare grandi
che sei sempre in treno
mi sfuggi tra i binari
buttarsi sotto per rallentarti
che sei sempre in macchina
ti nascondi negli autogrill
comprare tutte le strade per portarti a me
gli automobilisti accaldati senza storia sono ancora in colonna da ferragosto
con i vigili urbani congelati
i pronto soccorso addobbati
sono rimasti solo i vendirose a dirigere il traffico ai semafori
la nostra città è una serie infinita di serrande
non è colpa solo del lunedì
è colpa di chi fa l’ amore
per dimenticarti
in diciannove giorni e cinquecento notti
impossibile
tirare sassate alla luna
per modellare le nostre serate
in cui abbiamo scoperto che anche dio canta e incide dischi
si fa chiamare bon iver
gli ho urlato che non basterebbe il petrolio di tutte le russie
per risarcire
ventimila persone in cecenia che in questo momento cercano
un figlio una sorella un padre uno zio una nonna un fratello un cugino un cognato una madre
loro stessi
seminare resistenza
nei bar degli ospedali senza sedie e tavolini
che custodiscono le storie più struggenti
molto peggio della nostra
perché poi muoiono
non basterebbe l’ oro di tutte le californie
per comprarti
tu che sei la mia luce potabile
tu che sei il mio bunker emozionale
ora che ci bombardano mia cara
tremiamo come il giappone
con il nostro romanticismo d’ asporto
come quando senza te era tutto una perdita di tempo
che ci ripetevano non saremmo sopravvissuti
perché siamo casi difficili
perché qui si gela più dentro che fuori
perché siamo gli ultimi come sergio de caprio
fondamentalmente siamo tutti figli del sud
di chi si tonificava nelle ridenti miniere del belgio
fondamentalmente non siamo altro che nipoti del sessantotto
di chi si gustava quel particolare aroma a roma
ma riusciamo ancora a capire quanto siamo nella merda
ora che anche battiato è incazzato
tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili
ora che siamo grumi di vermi che insistono sul cadavere della seconda repubblica
scarti alla riscossa
con il dilemma sulla difficoltà di avere un padre o piuttosto esserlo
prima che il signore ordinasse ad abramo di ammazzare suo figlio proprio là
sulla statale sessantuno
oggi è tempo che la gioventù si sfoghi
cantiamo le parolacce in autostrada
scambiamo gli auguri di natale con il casellante di verona nord
viviamo con le pozzanghere di polvere in casa
riflettiamo con i microchip nel cervello e i pensieri sparsi sui pavimenti in rigoroso disordine
così io e te
e le battute di caccia nei supermercati
disinfettarci le ferite con un barile di gasolio in ribasso
operarci ai sentimenti in mare aperto
piangere non è poi così facile
ma parlare con gli occhi umidi forse è il solo modo che abbiamo di comunicare
e noi due mi ricordo che siamo stati anche felici
adesso invece non impietosisce più nessuno la nostra situazione di abbandonati
di abbandonati dalle cose dal mondo da noi stessi
stare soli sotto il sole a dimostrare che siamo senza ali
e che ancora non abbiamo trovato nulla che ci protegga dall’ amore.
martedì 1 dicembre 2009
ci hanno fermati in novantatre ci hanno rilasciati in novantadue
milano è l uomo grigio
ci spaventiamo davanti ai suoi cantieri
ci intratteniamo con i suoi vecchi che hanno tutte le risposte
ci rifugiamo nei suoi alberghi che sembrano uffici
una camera doppia per favore
che chiamarla matrimoniale ci sembra troppo avventato
che accarezzandoci abbiamo svegliato il vicinato
le prime sigarette del mattino battono in testa che mi sembra di svenire
e le nostre vene artistiche ostruite
subappaltate
pensiamo intensamente alla tesi del surriscaldamento globale per sentirci meno congelati ma non funziona granchè
mentre cerco di convincerti che la più valida alternativa al vivere non è morire ma dormire
questa settimana ho fatto le analisi del sangue
avevo il narcisismo a mille
e adesso ti lascio
i lividi
lontano chilometri da quando ci accoppiavamo per otto ore con pause di quindici minuti come i leoni
in quei quindici minuti facevamo l’ amore
poi tornavamo a graffiarci
i nostri nomi un po’ dappertutto
non possiamo fare a meno di ammettere che più che anni luce i nostri sono stati anni bui
a consolarci solo un certo benessere all’ altezza del cuore
incasinatissimo ma ben arredato con tutti i confort necessari
per respirare meglio a qualche metro sopra gli altri
e gli avvisi dei missili nemici in arrivo
via sms sui nostri cellulari
sui nostri arti
per limitarci
e le forze dell’ ordine
sì ma quale ordine?
noi che non abbiamo difese oggi teniamo in aria le mani
ci limitiamo ad accusare forse più nel senso passivo che attivo del termine
delegittimazione della verità revisione della realtà
cambiando l’ ordine degli addendi il risultato non cambia
revisione della verità delegittimazione della realtà
ci è stato insegnato
apri gli occhi
che le nostre sveglie sulla sfiducia ormai non suonano più
costretti a guardaci le spalle siamo finiti per non riconoscerci
così stretti da perdere l’ identità e i relativi suoi spazi
cadere a terra e non rialzarsi più che stiamo tanto bene dove stiamo
la notte dei manganelli e la cronaca di guadagnucci
con le nostre colonne epistolari spezzate
ci vogliono analfabeti ma tu non ascoltarli
io voglio te
può bastare
la sublime pazzia della rivolta e le ambulanze che non arrivano mai
se solo sbadigliare fosse un gesto d’ amore quanto facile sarebbe essere ricambiati questa sera
invece chiudi gli occhi
come cuscino santi termosifoni che non contengono acqua ma accolgono sangue
perché tremi in questo luglio?
forse è per via della tua narcolessia che ti sembra tutto un sogno
succederà che rideranno
succederà che urleranno
quando loro arriveranno tu mandali da me
perdo io per entrambi
per dio e per entrambi
perderò
che il disordine è una forma strettamente personale di stupore
per ora noi lo chiameremo stabilità
per ora noi lo chiameremo stabilità
per ora noi lo chiameremo stabilità
quando ti chiederanno che scuola hai fatto tu rispondi sempre
le diaz.
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